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Per salvare la Sanità pubblica serve una spending review efficace, ma indolore. Lettera aperta a Matteo Renzi da Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE

Pubblicato Venerdì, 28 Marzo 2014 20:29


Caro Presidente,
il vento di fiduciosa speranza che ha salutato il Suo mandato di Premier giovane, dinamico e con una irrefrenabile voglia di cambiare il Paese, non ha ancora conquistato gli addetti ai lavori della Sanità pubblica che restano in attesa di chiare risposte della politica sul futuro del Servizio Sanitario Nazionale (SSN).

 Infatti, da diversi anni il diritto costituzionale alla salute dei cittadini italiani è subordinato alle esigenze della finanza pubblica che attraverso 25 miliardi di tagli lineari hanno colpito il cuore pulsante del SSN: il taglio dei posti letto in assenza di una adeguata riprogrammazione dei servizi territoriali e il blocco del turnover del personale hanno messo in crisi l'erogazione dell'assistenza sanitaria anche nelle Regioni virtuose, e fatto precipitare la qualità dei servizi in quelle “dissennate”.
A fronte del decremento del finanziamento pubblico, il Patto per la Salute, oggi più che mai strumento principale per ridisegnare il sistema sanitario, continua a rimanere al palo per l’incertezza sulle risorse assegnate in un clima istituzionale che, invece che essere basato su una leale collaborazione, ha ormai raggiunto toni esasperati.
 
Indubbiamente i Suoi ambiziosi programmi per il rilancio del Paese richiedono tanti soldi che devono essere assolutamente recuperati, ma il piano preliminare del commissario Cottarelli non ha adeguatamente personalizzato la spending review per la Sanità, dove serve una chirurgia superselettiva per eliminare oltre 20 miliardi di euro/anno di inaccettabili sprechi che si annidano a tutti i livelli: politico, organizzativo, professionale e sociale. Inoltre la sacrosanta e condivisa proposta di effettuare una spending review “interna” alla Sanità ha risvolti imprevedibili senza un’adeguata programmazione e una governance nazionale. Infatti, se è indubbio che tutte le risorse recuperate devono rimanere nel comparto sanitario, in assenza di chiari obiettivi di disinvestimento e riallocazione, la maggior parte delle Regioni non riuscirà mai nella duplice titanica impresa di tagliare gli sprechi e investire su servizi e prestazioni sottoutilizzate, oltre che effettuare i necessari investimenti strutturali.
 
Caro Presidente, visto che «davanti a questa sfida abbiamo il gusto di provare a fare sogni più grandi e accompagnarli a una concretezza precisa», Le scrivo a nome di 60 milioni di cittadini italiani che non vogliono rinunciare a un servizio sanitario pubblico, per suggerirLe che la programmazione di una spending review efficace e indolore in Sanità deve tenere conto delle numerose variabili che ne caratterizzano il DNA, molto diverso da quello degli altri settori della pubblica amministrazione.

 
A un anno dal lancio del progetto “Salviamo il Nostro Servizio Sanitario Nazionale”, la Fondazione GIMBE ha presentato lo scorso 14 marzo l'anteprima del Rapporto GIMBE sul SSN, da cui emergono numerose proposte per garantire la sostenibilità della Sanità pubblica, senza la necessità di avventurarsi in politiche perdenti che, spianando la strada all'intermediazione assicurativa e finanziaria dei privati, stanno sfilando dalle tasche degli italiani la più grande conquista sociale: un SSN pubblico, equo e universalistico da difendere e conservare alle future generazioni.

 
Caro Presidente, per salvare la più grande conquista sociale dei cittadini italiani non servono dunque grandi riforme, ma azioni mirate e innovazioni di rottura che richiedono volontà politica, un'adeguata (ri)programmazione sanitaria basata sulle conoscenze, un management rigenerato, una rigorosa governance dei conflitti di interesse, l'impegno collaborativo di tutti i professionisti sanitari e la riduzione delle aspettative dei cittadini nei confronti di una medicina mitica e di una sanità infallibile.
 
Non perda l'occasione di essere ricordato come il Premier che ha salvato il nostro SSN:  dia una vigorosa spallata alle vecchie logiche che hanno trasformato la Sanità italiana una "mangiatoia". Punti a realizzare in Sanità una sana spending review, rimborsando con il denaro pubblico solo quello che funziona e serve alla nostra salute e non servizi e prestazioni sanitarie inutili e spesso dannosi, difesi strenuamente dalle amministrazioni regionali e locali per mere logiche di consenso elettorale,o le false innovazioni abilmente proposte dal seduttivo mercato della salute e prontamente caldeggiate da innumerevoli lobbies professionali.
 
Caro Presidente, se in questo clima di grande rinnovamento non sapremo cogliere questa opportunità, bisognerà riformulare l'articolo 32 della Costituzione, sostituendo "La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo" con "La Repubblica contribuisce a tutelare la salute come fondamentale diritto dell'individuo". Perché di fronte all'Europa e al mondo intero sarebbe anacronistico continuare a sbandierare un SSN pubblico, equo e universalistico quando oggi i fatti smentiscono l'articolo 32 e i princìpi fondamentali del SSN.
 
Buon lavoro Presidente Renzi.
 
Nino Cartabellotta
Fondazione GIMBE